Italia Solare ha presentato osservazioni al progetto di legge regionale n. 2235 della Regione Emilia-Romagna relativo all’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili, evidenziando diverse criticità.
Tra le principali, emerge la “mancata valorizzazione delle aree industriali e delle zone limitrofe, che la normativa nazionale indica invece come prioritarie” per lo sviluppo degli impianti a fonti rinnovabili.
“Italia Solare evidenzia inoltre un’impostazione particolarmente restrittiva nei confronti degli impianti a terra e dell’agrivoltaico. In particolare, viene contestata la previsione di limiti rigidi all’utilizzo delle superfici agricole, che non trovano riscontro nella normativa nazionale e rischiano di tradursi in un blocco generalizzato allo sviluppo degli impianti, indipendentemente dalle caratteristiche dei singoli siti”.
L’associazione poi elenca altre criticità: l’introduzione di vincoli e definizioni “che restringono indebitamente l’ambito delle aree idonee”; la mancata considerazione del principio di interesse pubblico prevalente delle fonti rinnovabili; l’assenza di una “disciplina chiara sulle opere di connessione alla rete”, che rischia di compromettere l’efficacia della classificazione delle aree idonee;
l’introduzione di meccanismi che possono determinare “rallentamenti procedurali o addirittura moratorie di fatto su alcuni interventi”.
“L’associazione esprime delusione e preoccupazione per un approccio ritenuto eccessivamente restrittivo, che appare in contrasto con gli obiettivi di accelerazione della transizione energetica e di riduzione dei costi dell’energia per famiglie e imprese”, ha detto Italia Solare, aggiungendo che il progetto di legge regionale sarà un freno concreto allo sviluppo del fotovoltaico “proprio in una regione strategica per il sistema economico nazionale”.
Il progetto di legge per l’individuazione delle aree idonee nella regione identifica come “potenziale incremento di potenza installata sulle aree idonee” fino a 10 GW entro il 2030. Gli obiettivi assegnati dal burden sharing nazionale prevede il conseguimento di 6,3 GW.
Il progetto di legge individua come aree idonee per il fotovoltaico i siti oggetto di bonifica, le aree degli interporti, le aree del territorio urbanizzato classificate come aree ecologicamente attrezzate e poli funzionali con destinazioni produttive esistenti e le cave ripristinate.
Come riportato in precedenza da pv magazine, per quanto riguarda l’utilizzo delle aree che hanno destinazione agricola, il progetto di legge, all’articolo 4, stabilisce anche che l’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili non può interessare una quota superiore allo 0,8% della superficie agricola utilizzata (SAU) dell’intero territorio regionale, calcolata a partire dall’entrata in vigore della legge.
Il testo passerà ora all’assemblea legislativa dove l’approvazione è prevista nella seduta del 28 aprile, come già dichiarato a pv magazine Italia dall’assessora all’Ambiente, Irene Priolo, a inizio marzo.
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