pv magazine ha sentito Dario Bertagna, senior managing director e co-head of Clean Energy di Capital Dynamics, dopo un suo recente commento in cui si chiedeva se l’Europa stia sostituendo una dipendenza energetica con un’altra. Bertagna chiede una supply chain “occidentale” per pannelli, inverter e soprattutto BESS.
La società di gestione patrimoniale privata con sede a Zug (Svizzera) conferma il focus su Germania, Irlanda, Italia, Regno Unito e Spagna, sostenendo che un’alleanza tra Bruxelles e Washington sulle batterie potrebbe andare in porto. “Europa e Stati Uniti, benché stiano vivendo una fase caratterizzata da alcune tensioni, potrebbero sicuramente collaborare sul tema dell’implementazione e ricerca” delle batterie al sodio, dice Bertagna.
pv magazine: L’Europa sta sostituendo una dipendenza energetica con un’altra, secondo un vostro recente position paper. Potreste spiegare perché è rilevante per il mondo del fotovoltaico? Questo discorso ha senso anche per la produzione di pannelli?

Immagine: Capital Dynamics
Dario Bertagna: Il tema ricopre un ruolo centrale anche per il fotovoltaico. Se, come prevedibile, la percentuale di energia prodotta dall’energia solare in Europa è destinata a crescere, rafforzare la capacità di accumulo per gestire i picchi di produzione e garantire la stabilità della rete sarà fondamentale. Il rischio è infatti che l’Europa riesca, a fronte comunque di continui investimenti e con un orizzonte temporale di lungo periodo, ad ottenere una maggiore indipendenza nella generazione dell’energia rinnovabile, ma resti dipendente da filiere extraeuropee per quanto riguarda le batterie. Il ragionamento vale anche per i pannelli: la dipendenza europea dalla supply chain asiatica nel solare è già nota e rappresenta un precedente molto simile a quello che oggi rischia di verificarsi nello storage.
Riportate che l’Europa potrebbe investire 80 miliardi di euro in BESS. Quale sarebbe la capacità europea corrispondente?
Il riferimento, in questo caso, è alla previsione secondo cui la capacità europea BESS potrebbe superare 50 GW entro il 2030, con un fabbisogno di investimenti nell’ordine di 80 miliardi di euro.
In quali Paesi secondo voi ha più senso investire in soluzioni BESS al momento?
Ogni mercato è unico e presenta le proprie complessità, che vanno dagli aspetti normativi alla pianificazione urbanistica. Tuttavia, continuiamo a intravedere opportunità nei principali mercati in cui operiamo: Regno Unito, Italia, Spagna, Irlanda e Germania.
Avete scritto che le batterie agli ioni di sodio hanno recentemente raggiunto un punto di svolta. La tecnologia non è però ancora considerata mainstream, pur avendo attratto l’attenzione degli investitori. Cosa manca? Chi dovrebbe investire ora? Una partnership pubblico-privato?
Prevediamo che la tecnologia delle batterie agli ioni di litio rimarrà dominante per tutto il prossimo decennio. Tuttavia, la redditività della tecnologia agli ioni di sodio continua a migliorare e, cosa molto importante, questo elemento offre agli investitori una maggiore flessibilità. Con il progressivo perfezionamento dei processi produttivi, dell’autonomia operativa delle batterie e della densità energetica, è probabile che la tecnologia agli ioni di sodio trovi un impiego sempre più ampio nei progetti di accumulo energetico.
Scrivete che il principale limite attuale resta il costo. “Nel 2025, il costo medio delle batterie al sodio si è attestato sui 59 dollari per kWh, rispetto ai 52 dollari per kWh delle LFP, con un differenziale del 13% che risulta rilevante a livello di utility scale. Tuttavia, si prevede che il raggiungimento della parità di costo con la tecnologia LFP richiederà alcuni anni”, avete riportato di recente. Quanti anni?
La velocità con cui verrà raggiunto questo obiettivo dipenderà in larga parte dal volume degli investimenti, dalla domanda, dalla capacità manifatturiera e, ovviamente, dalle scelte politiche che verranno portate avanti in questo settore. Difficile immaginare che, considerando l’attuale scenario, ciò possa avvenire prima dei prossimi cinque anni.
Scrivete che il modello già osservato nelle prime fasi del mercato delle batterie agli ioni di litio rischia di replicarsi anche per le batterie al sodio, a meno che i produttori europei e americani non agiscano tempestivamente, sostenuti da adeguate politiche pubbliche. Secondo voi c’è spazio per una collaborazione tra Bruxelles e Washington in questo campo? Nonostante le tensioni?
La sicurezza delle filiere energetiche è un interesse strategico comune. Europa e Stati Uniti, benché stiano vivendo una fase caratterizzata da alcune tensioni dovuta in larga parte all’evoluzione dello scenario macroeconomico internazionale e ad alcune scelte di politica economica (ad esempio, i dazi), potrebbero sicuramente collaborare sul tema dell’implementazione e ricerca di questa tecnologia.
Spiegate che l’Europa sta sviluppando infrastrutture di accumulo energetico a un ritmo senza precedenti, ma questo tipo di infrastruttura dipende da catene di approvvigionamento che transitano principalmente attraverso la Cina. Parlate di batterie, ma il discorso, secondo voi, vale anche per gli inverter?
Sicuramente. Gli inverter non sono più semplici componenti elettrici: sono dispositivi digitali connessi alla rete e quindi rilevanti anche sul piano della sicurezza. Il tema riguarda sia il fotovoltaico sia i sistemi BESS. Ed è sempre di più un tema di grande rilevanza geopolitica. A maggio scorso, ad esempio, la Commissione Europea ha adottato misure restrittive significative riguardanti gli inverter fotovoltaici, bloccando i fondi comunitari per progetti che utilizzano dispositivi di produttori considerati “ad alto rischio”. Questa misura colpisce in particolare la Cina, i cui produttori detengono l’80% della quota di mercato mondiale degli inverter solari.
In conclusione, quali sono le tempistiche per centrare l’obiettivo strategico di costruire un’industria dello storage e un’infrastruttura di rete più ampia sotto il controllo dei Paesi occidentali?
Anche in questo caso è molto complesso fare previsioni. È però evidente che non si tratta di un obiettivo realizzabile in pochi anni, ma il decennio decisivo è questo. L’Europa ha bisogno di ingenti investimenti nello stoccaggio energetico per conseguire una reale indipendenza. Questo fabbisogno non potrà essere soddisfatto da una singola tecnologia né tanto meno dalla dipendenza da una singola area geografica. L’obiettivo è dunque costruire un’industria dello storage e un’infrastruttura di rete più ampia sotto il controllo dei Paesi occidentali. Un obiettivo strategico e ambizioso che richiederà tempo.
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