Fotovoltaico, controllate di società tedesca indagate per evasione da 60 mln € e truffa per 33 mln €

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*titolo e articolo aggiornati alle 17:34 del 30 aprile a seguito di colloquio con la Guardia di finanza

I finanzieri del comando provinciale di Trento hanno individuato sette società fotovoltaiche con sede in Trentino, controllate di un operatore tedesco, che hanno sottratto a tassazione redditi per oltre 60 milioni di euro e ottenuto indebitamente oltre 33 milioni di euro di incentivi dal Gestore dei servizi energetici (GSE).

Stando a quanto riportato dalla Guardia di finanza (GDF), il gruppo di imprese è riconducibile a una società tedesca ed è proprietario di impianti fotovoltaici situati soprattutto nel centro e sud Italia. Domenico Ventura, capitano della Guardia di finanza, ha spiegato pv magazine Italia che gli impianti si trovano nelle Marche e in Sicilia e che la truffa al GSE è stata perpetrata nell’ambito degli incentivi del Conto energia.

“Siamo partiti da verifiche fiscali per trasferimento fittizio della sede, siamo poi passati ad accertamenti sul transfer pricing, notando ingenti trasferimenti di somme di denaro a favore di una società tedesca”, ha spiegato Ventura.

La capogruppo, di cui al momento non è stato diffuso il nome, è una holding tedesca operante nel settore FER.

Gli accertamenti hanno evidenziato, in primo luogo, che le società avevano trasferito fittiziamente la sede legale in Trentino al solo fine di beneficiare di un’aliquota Irap ridotta, arrivando a evadere un’imposta di oltre 2 milioni di euro.

Tuttavia, come spiegato da Ventura a pv magazine Italia, le sedi operative e i dipendenti si trovavano in realtà nelle Marche e in Sicilia.

Inoltre, è stato rilevato che, in violazione della normativa sul transfer pricing, le società hanno indebitamente dedotto costi derivanti da un finanziamento erogato dalla capogruppo tedesca a tassi artificiosamente maggiorati, determinando un trasferimento di utili per quasi 3 milioni di euro verso un Paese a fiscalità più favorevole.

Nel corso delle attività, i finanzieri hanno inoltre esaminato le richieste di incentivo presentate al GSE dal gruppo di imprese nel periodo 2011-2024, per un importo complessivo di oltre 152 milioni di euro. Le indagini hanno consentito di accertare che oltre 33 milioni sono stati indebitamente percepiti attraverso artato frazionamento, finalizzato a ottenere tariffe incentivanti più elevate attraverso una fittizia suddivisione degli impianti in diversi sotto-impianti di potenza inferiore.

Il frazionamento avrebbe consentito anche l’accesso a procedure autorizzative semplificate (come la PAS, ndr), rendendo di fatto illecita sia la realizzazione sia la messa in esercizio degli impianti.

Il GSE, informato dei fatti, ha già provveduto al recupero di quasi 500.000 euro.

pv magazine è in contatto con la Guardia di finanza italiana e il GSE e seguiranno aggiornamenti sul caso.

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