Il 1° gennaio 2025 è stata costituita Aicer ETS, Associazione Italiana Comunità Energetiche Rinnovabili, iscritta al Runts come ente del terzo settore. A pv magazine Italia hanno raccontato i relativi progetti il dottore commercialista Andrea Vallese e l’avvocato Tommaso Civitarese, rispettivamente presidente e vicepresidente della CER Gabbiano, la prima Comunità nata sotto il cappello Aicer ETS, realizzata sul territorio della Val Vibrata, in Abruzzo.
Il progetto ha già contrattualizzato impianti fotovoltaici per circa 2 MW, che dovrebbero entrare in esercizio a breve, mentre sono in corso trattative per portare la potenza complessiva fino a circa 5 MW.
La CER Gabbiano, il primo caso applicativo del modello sviluppato da Aicer, è raccontata dai presidenti come “un’iniziativa nata dal basso, dalle comunità stesse, priva di interessi economici, politici o personalistici. Proprio per questa natura genuina, il progetto è cresciuto in modo spontaneo, aggregando competenze trasversali di chiunque abbia voluto offrirvi un contributo”.
I fondatori raccontano che il progetto nasce anche come risposta alla crisi energetica degli ultimi anni e alla difficoltà, riscontrata dai promotori, di trasformare le CER in strumenti realmente partecipativi. Per Aicer, il tema non è soltanto installare nuova potenza rinnovabile, ma costruire consapevolezza e capacità gestionale nei territori.
“Riteniamo urgente evolvere verso una visione di sviluppo sostenibile, ambientale e sociale, che richiede competenze trasversali da parte di tutti gli attori in gioco: famiglie, imprese, enti locali, pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore”, affermano. L’elemento distintivo del modello Aicer è l’aggregazione di produttori e consumatori già esistenti o in fase di sviluppo, anziché la costituzione di una comunità energetica finalizzata principalmente alla realizzazione di nuovi impianti.
In questo schema assumono un ruolo centrale i produttori terzi, operatori che non necessariamente diventano membri della CER, ma mettono a disposizione l’energia immessa in rete ai fini della contabilizzazione dell’energia condivisa e della tariffa incentivante.
Per i presidenti dell’associazione, questo meccanismo può creare una forma di compensazione territoriale nei contesti in cui investitori privati realizzano impianti rinnovabili: l’investitore mantiene il proprio ritorno economico, mentre la comunità locale può beneficiare di una quota di valore attraverso la CER.
Il progetto potrebbe coinvolgere circa 1.000 famiglie, oltre a imprese, enti locali ed enti del terzo settore. Vallese e Civitavese sottolineano che un altro elemento qualificante del modello riguarda la ripartizione dei benefici economici: una governance premiale, basata sui comportamenti energeticamente virtuosi degli associati.
“Chi sposterà i consumi nelle ore di maggiore produzione rinnovabile potrà ricevere un riconoscimento maggiore. Lo stesso vale per chi ridurrà il consumo complessivo o migliorerà il proprio profilo di prelievo”.
Un altro tema delicato emerso nell’intervista è di carattere gestionale. “Una CER deve essere amministrata per l’intera durata della tariffa incentivante, pari a vent’anni, e possibilmente oltre. Da qui l’importanza di competenze legali, fiscali, amministrative, organizzative, di compliance e rendicontazione ESG. Nel giro di due o tre anni, aver sottovalutato la dimensione gestionale comporterà l’estinzione di tutte quelle CER nate con il solo scopo di realizzare gli impianti”.
Il punto, secondo l’associazione, è infatti – ribadiscono i fondatori – evitare che la CER venga usata come leva commerciale per impianti dimensionati esclusivamente sull’autoconsumo individuale. In quel caso, l’energia residua immessa in rete potrebbe essere marginale rispetto al fabbisogno di una comunità. Siamo favorevoli, certo, alla realizzazione di impianti per l’autoconsumo domestico, imprenditoriale e pubblico, ma non possiamo accettare un utilizzo distorto dello strumento CER”.
L’associazione segnala anche la difficoltà di coinvolgere molti enti locali, spesso frenati dalla complessità amministrativa e dalle contestazioni dei cittadini verso gli impianti FER.
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