Intervista a Giuseppe Farella, neo-presidente nazionale di Federcepi Energia

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Guardando al futuro, lo scenario più roseo è quello di un sistema produttivo italiano capace di trasformare il costo energetico in un vantaggio competitivo. Lo scenario peggiore è quello di aziende costrette a comprimere i margini, rinviare investimenti, perdere competitività e, nei casi più critici, ridurre produzione e occupazione. In questo contesto, spiega Giuseppe Farella, neo-presidente nazionale di Federcepi Energia, chi resterà fermo rischia di trovarsi in una posizione di svantaggio strutturale.

La nuova associazione, che secondo Farella rientra in un processo di maggiore attenzione al fotovoltaico come leva strategica, vuole facilitare l’efficientamento energetico, l’accesso ai bandi e lo sviluppo di impianti. “Parleremo anche di comunità energetiche”, ha detto Farella nel corso dell’intervista, aggiungendo che la formazione sarà un altro elemento importante per Federcepi Energia.

pv magazine: Stiamo assistendo alla creazione di una serie di nuove iniziative e associazioni nel mondo energetico, soprattutto dal lato rinnovabili. Non rischiamo di perdere la capacità di avere una voce unica in un momento in cui il fotovoltaico è una soluzione, ma molto sottovalutata e politicamente marginalizzata?

Giuseppe Farella: In realtà considero molto positivo il fatto che stiano nascendo nuove iniziative e associazioni nel mondo energetico. Significa che finalmente il tema energia, e in particolare quello delle rinnovabili, sta assumendo la centralità che merita all’interno del dibattito economico e industriale del Paese. Per troppo tempo il fotovoltaico è stato trattato come un tema esclusivamente ambientale o ideologico, quando invece oggi rappresenta una leva concreta di competitività, indipendenza energetica e stabilità per le imprese.

È chiaro che, in una fase di crescita così importante, serva anche capacità di fare sistema. Ed è proprio qui che Federcepi Energia vuole dare il proprio contributo: creare rappresentanza, struttura e dialogo tra professionisti, imprese e istituzioni, affinché il comparto possa avere sempre più peso e autorevolezza a livello nazionale. Non vogliamo essere una realtà che divide, ma una Federazione che aggrega competenze, esperienze e visione strategica. Saremo inoltre aperti al confronto con le altre federazioni e associazioni di settore, con l’obiettivo di trasformare le naturali diversità in punti di forza, mettendo sempre al centro la crescita del comparto energetico e la tutela delle imprese.

Spiegate che l’energia incide tra il 10% e il 15% sui bilanci delle imprese. Molte però sono state restie a passare al fotovoltaico. Sbaglio?

No, è una considerazione corretta. Per anni molte imprese hanno guardato al fotovoltaico con prudenza o diffidenza, spesso per mancanza di informazioni chiare, per burocrazia, per timore degli investimenti iniziali o anche a causa della presenza sul mercato di operatori poco strutturati. Inoltre, troppo spesso l’energia è stata considerata semplicemente come una bolletta da pagare e non come una leva strategica da governare. Oggi però il contesto è completamente cambiato. Se una voce di costo arriva a incidere tra il 10% e il 15% sui bilanci aziendali, non può più essere gestita passivamente.

Le recenti crisi energetiche e geopolitiche hanno reso evidente quanto la dipendenza energetica possa impattare sulla competitività delle imprese. Per questo il fotovoltaico non viene più percepito soltanto come una scelta “green”, ma come uno strumento concreto di stabilità economica, protezione dei margini e pianificazione industriale.

A questo si aggiunge un altro elemento fondamentale: mai come in questo momento esistono numerosi bandi e strumenti incentivanti che fanno leva proprio sul fotovoltaico e sull’efficientamento energetico. In molti casi, grazie ai contributi pubblici, è possibile abbattere l’investimento iniziale fino all’80%, riducendo drasticamente i tempi di rientro e aumentando immediatamente la sostenibilità economica degli interventi. Le aziende più lungimiranti stanno comprendendo che produrre una parte della propria energia significa aumentare competitività, ridurre l’esposizione ai mercati e acquisire maggiore controllo sul proprio futuro.

Cosa sta cambiando ora? Il susseguirsi di crisi energetiche sta cambiando la prospettiva degli investitori?

Assolutamente sì. Le recenti crisi internazionali hanno cambiato profondamente il modo in cui imprese e investitori guardano al tema energia. Abbiamo imparato, purtroppo a nostre spese, che ogni tensione geopolitica o crisi internazionale impatta inevitabilmente il comparto energetico, generando instabilità sui prezzi e forti ripercussioni sull’economia reale. Questo ha portato molte aziende a comprendere che l’energia non può più essere considerata soltanto un costo operativo, ma una variabile strategica che influenza competitività, marginalità e capacità di pianificazione.

Oggi il fotovoltaico non viene più percepito soltanto come una scelta legata alla sostenibilità ambientale, ma come uno strumento di protezione industriale ed economica. Le imprese che investono in autonomia energetica riescono a ridurre la dipendenza dai mercati, aumentare la stabilità dei costi e migliorare la propria capacità competitiva.

Anche il mondo finanziario sta guardando con sempre maggiore attenzione alle aziende capaci di sviluppare strategie energetiche strutturate. Un’impresa che riesce a governare i propri costi energetici viene percepita come più solida, resiliente e pronta ad affrontare le sfide future. Per questo motivo credo che il tema energetico sarà sempre più centrale nei processi decisionali delle imprese italiane nei prossimi anni.

Quale sarà il suo ruolo e il suo scopo come presidente?

Il mio compito sarà quello di costruire una Federazione credibile, operativa e realmente utile alle imprese. Federcepi Energia nasce all’interno di Cepi – Confederazione Europea Piccole Imprese, guidata da Rolando e Martina Marciano, che ringrazio sinceramente per la fiducia e per aver creduto nella necessità di dare una rappresentanza strutturata al comparto energetico.

Nel direttivo, oltre al sottoscritto, saranno presenti anche due stimati professionisti: il dottore Guglielmo Bianchini e l’avvocato Marco Chindamo, figure di grande esperienza che contribuiranno alla crescita, al consolidamento e alla credibilità della Federazione. La nostra attività partirà innanzitutto dalle numerose aziende e dai loro dipendenti già iscritti alla Confederazione, con l’obiettivo di creare valore concreto attraverso strumenti di efficientamento energetico, accesso ai bandi, sviluppo di impianti e nuove opportunità legate alla transizione energetica. L’obiettivo sarà quello di costruire una realtà capace di mettere insieme imprese, professionisti e competenze, trasformando il tema energetico in un’opportunità concreta di crescita per il sistema produttivo italiano.

Federcepi Energia dovrà rappresentare il comparto nei confronti delle istituzioni nazionali, ma soprattutto dovrà essere una Federazione operativa, vicina alle esigenze reali delle imprese. Parleremo di accesso ai bandi,  sviluppo di impianti, comunità energetiche, efficientamento energetico, formazione, tutela e rappresentanza delle imprese. Vogliamo costruire una realtà aperta e inclusiva, capace di aggregare competenze, esperienze e know-how.

La Federazione sarà aperta a tutti quei professionisti e operatori del settore che vorranno contribuire con visione e competenze alla crescita di un comparto che oggi ha bisogno di rappresentanza, struttura e peso specifico. L’obiettivo finale è creare una rete sempre più autorevole, competente e capace di incidere concretamente nel dibattito energetico nazionale.

Quali sono i margini di miglioramento per le imprese italiane? Mi spiego meglio: a cosa possono ambire le aziende italiane in termini energetici? Quale lo scenario più roseo?

I margini di miglioramento sono enormi, soprattutto perché molte imprese italiane non hanno ancora sviluppato una vera strategia energetica. Oggi esistono aziende con grandi superfici inutilizzate, consumi elevati e costi energetici sempre più pesanti, ma che non hanno ancora compreso fino in fondo quanto l’energia possa diventare una leva di competitività. Lo scenario più positivo è quello di imprese capaci di produrre una parte significativa della propria energia, ridurre drasticamente l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici e migliorare la propria capacità di pianificazione economica.

Grazie a strumenti come fotovoltaico, sistemi di accumulo, comunità energetiche ed efficientamento energetico, molte aziende possono ambire a modelli sempre più autonomi, sostenibili e competitivi. Inoltre, la presenza di bandi e incentivi pubblici sta accelerando questo processo. In alcuni casi, come nel Parco Agrisolare, i contributi possono arrivare fino all’80% dell’investimento, rendendo interventi che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente accessibili oggi estremamente sostenibili anche dal punto di vista economico. Lo scenario più roseo è quello di un sistema produttivo italiano capace di trasformare il costo energetico in un vantaggio competitivo, migliorando marginalità, solidità finanziaria e capacità di investimento. Le imprese che sapranno governare questo cambiamento avranno un vantaggio enorme nei prossimi anni.

E lo scenario peggiore? Immagino sia la chiusura e la mancanza di competitività anche dovuta ai prezzi dell’energia, giusto?

Sì, il rischio principale è proprio quello della perdita di competitività. Le imprese che continueranno a dipendere completamente da mercati energetici instabili saranno inevitabilmente più esposte a oscillazioni dei prezzi, crisi geopolitiche e aumenti dei costi difficilmente prevedibili. E quando il costo dell’energia arriva a incidere tra il 10% e il 15% sui bilanci aziendali, ogni aumento ha un impatto diretto su marginalità, investimenti e capacità competitiva. Lo scenario peggiore è quello di aziende costrette a comprimere i margini, rinviare investimenti, perdere competitività rispetto ai competitor internazionali o, nei casi più critici, ridurre produzione e occupazione.

Oggi molte imprese europee e internazionali stanno già investendo in autonomia energetica e strategie di efficientamento. Chi resterà fermo rischia di trovarsi in una posizione di svantaggio strutturale nei prossimi anni. Per questo motivo il tema energetico non può più essere affrontato come un semplice costo operativo, ma deve diventare parte integrante della strategia industriale delle imprese. Chi governerà il cambiamento avrà nuove opportunità di crescita. Chi lo subirà rischierà di rincorrerlo troppo tardi.

Altre considerazioni?

Credo che oggi serva soprattutto una nuova cultura energetica. Per anni il tema energia è stato affrontato quasi esclusivamente come una questione tecnica o ambientale, mentre oggi rappresenta una leva economica, industriale e strategica per il futuro delle imprese italiane. La transizione energetica non deve essere vista come un obbligo imposto dall’alto, ma come un’opportunità concreta per aumentare competitività, stabilità e capacità di investimento.

Per questo motivo serviranno sempre di più competenze, rappresentanza, dialogo con le istituzioni e la capacità di creare sistema tra imprese e professionisti. Federcepi Energia vuole lavorare proprio in questa direzione: costruire un modello energetico più forte, più competitivo e più indipendente, mettendo insieme competenze, know-how e visione strategica. L’energia sarà uno dei principali fattori che determineranno la competitività del sistema produttivo italiano nei prossimi anni. E credo che oggi più che mai serva una rappresentanza seria, competente e operativa, capace di trasformare la transizione energetica in una reale opportunità di sviluppo per il Paese.

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