pv magazine Italia ha avuto il piacere di parlare con Giovanni Di Pascale, fondatore e AD di Altea Green Power (AGP), per capire la decisione dell’azienda torinese di cambiare il proprio business model da semplice developer a un’azienda più strutturata, “con un ruolo sempre più attivo come Independent Power Producer”. Questo, spiega Di Pascale, permette ad Altea Green Power di valorizzare progetti sviluppati internamente, sviluppando anche “ricavi ricorrenti e prevedibili”. L’AD spiega che la recente acquisizione del primo impianto fotovoltaico è un primo passo in questa direzione, chiarendo i criteri che rendono gli impianti appetibili.
L’azienda sta valutando investimenti in impianti FV in Francia, Germania e Polonia, come anche la costituzione di una Joint Venture su circa 500 MW di asset BESS insieme ad altri operatori industriali, con l’obiettivo di mantenere una quota di partecipazione anche dopo la loro entrata in esercizio. “Siamo valutando di sviluppare una nuova divisione dedicata ai servizi di trading e tolling, attraverso operazioni di acquisizione o partnership strategiche in Joint Venture”, spiega Di Pascale.
Diversi sviluppatori in Europa settentrionale stanno cambiando/hanno cambiato il modello di business, iniziando a gestire direttamente e tenere in pancia dei progetti FV. Lo avete fatto anche voi di recente. Potete spiegare il perché di questa vostra decisione?
Negli ultimi anni il mercato delle rinnovabili è profondamente cambiato e oggi riteniamo che l’evoluzione naturale per operatori come Altea Green Power sia quella di affiancare all’attività di sviluppo anche un ruolo sempre più attivo come Independent Power Producer. La decisione di iniziare a detenere direttamente alcuni asset fotovoltaici nasce da una valutazione industriale e strategica di lungo periodo. Da un lato, ci consente di valorizzare maggiormente progetti sviluppati internamente, mantenendo nel tempo una quota della redditività generata dagli impianti; dall’altro, ci permette di costruire una base di ricavi ricorrenti e maggiormente prevedibili, elemento oggi particolarmente importante in un contesto di mercato caratterizzato da volatilità e complessità regolatoria. Crediamo inoltre che avere asset in gestione diretta rafforzi ulteriormente le nostre competenze industriali, operative e finanziarie lungo tutta la catena del valore, rendendoci un interlocutore ancora più credibile sia verso investitori istituzionali sia verso partner industriali. L’acquisizione recente del nostro primo impianto fotovoltaico rappresenta quindi un primo passo concreto in questa direzione, coerente con il percorso delineato nel Piano Industriale 2024-2028 e con la volontà di costruire nel tempo un portafoglio di asset in grado di generare valore stabile e sostenibile nel lungo periodo.
Come scegliere gli asset da tenere in pancia? Quale il ruolo degli incentivi e delle BESS? Sono fattori rilevanti nella definizione dell’asset “da tenere”?
La selezione degli asset da mantenere in portafoglio segue una logica precisa, che combina valutazioni industriali, finanziarie e strategiche. Non guardiamo soltanto alla dimensione del progetto, ma soprattutto alla qualità dell’asset nel lungo periodo: profilo di producibilità, localizzazione, solidità dell’iter autorizzativo, connessione alla rete, sostenibilità dei costi operativi e capacità di generare flussi di cassa stabili nel tempo. Gli incentivi rappresentano certamente un elemento importante, perché contribuiscono a migliorare la visibilità dei ricavi e la bancabilità degli impianti, soprattutto in una fase di mercato ancora caratterizzata da volatilità dei prezzi energetici. Tuttavia, non sono l’unico driver della scelta.
Quando potreste fare un discorso più complessivo per prendere queste decisioni? Ci sono soglie critiche in questo campo?
Non operiamo una distinzione tra asset destinati alla proprietà e asset finalizzati alla vendita. AGP ha sempre adottato un approccio estremamente selettivo nello sviluppo dei progetti, e la stessa filosofia viene oggi applicata anche al segmento IPP. Valutiamo esclusivamente progetti e asset in produzione che rispondano pienamente ai nostri parametri industriali, finanziari e strategici, in caso contrario preferiamo non procedere. Questo modus operandi rappresenta una garanzia sia per i nostri clienti sia in ottica di una futura valorizzazione e possibile cessione del portafoglio in una fase più avanzata.
Avete soglie di IRR o di dimensioni per i progetti che considerate interessanti?
Disponiamo di un comitato investimenti interno che ha definito criteri rigorosi sia in termini di IRR minimo, sia di dimensione degli asset. Questo ci consente di mantenere coerenza con la nostra strategia industriale e, al tempo stesso, di ottimizzare la gestione operativa degli impianti e dei relativi OPEX, massimizzando l’efficienza e la redditività del portafoglio.
Avete dei focus geografici specifici in Italia?
Non in particolare, guardiamo sia a impianti nel Sud Italia che hanno maggiore capacità, ma meno opportunità di scambi di energia, ma anche al Nord con impianti di dimensioni più contenute, ma che in termine di trade offrono maggiore opportunità.
E in Europa?
Stiamo guardando anche ad impianti europei, stiamo valutando alcuni impianti in Polonia, Germania e anche qualcuno in Francia.
Quale il vostro target in termini di impianti? Era 90 MW al 2028, corretto? Secondo voi sarà possibile centrare questo obiettivo?
Stiamo lavorando su numerose opportunità e confermiamo il target di 90 MW al 2028. Tuttavia, l’obiettivo è quello di superare tale soglia o, quantomeno, di anticiparne il raggiungimento grazie all’accelerazione delle attività di sviluppo e finalizzazione delle pipeline attualmente in corso.
E in termini di BESS avete target? Questi asset saranno solo in gestione o potreste decidere di tenerli?
Sul fronte dello sviluppo BESS abbiamo già raggiunto i target che ci eravamo prefissati per il 2028. A livello industriale abbiamo scelto di portare i progetti fino alla fase ‘Ready to Build’ per poi procedere alla loro commercializzazione: prevediamo di portare sul mercato una prima parte della pipeline nel 2026 e una seconda tranche nel 2027. Parallelamente, stiamo valutando la costituzione di una Joint Venture su circa 500 MW insieme ad altri operatori industriali, con l’obiettivo di mantenere una quota di partecipazione negli asset anche dopo la loro entrata in esercizio.
La decisione di avere asset BESS potrebbe aumentare il vostro potere negoziale e anche la vostra capacità di offrire servizi a clienti, soprattutto internazionali, interessati a possedere, ma senza gestire, impianti BESS in Italia?
Sicuramente l’evoluzione del mercato richiederà competenze sempre più specialistiche nella gestione degli impianti BESS e riteniamo che questo rappresenti un’importante area di crescita. In quest’ottica, stiamo valutando di sviluppare una nuova divisione dedicata ai servizi di trading e tolling, attraverso operazioni di acquisizione o partnership strategiche in Joint Venture.
In termini economici, come valutate i progetti in via di sviluppo (sia PV che BESS)? La domanda di nuovi progetti è in aumento o declino? E i prezzi dei progetti?
Osserviamo un mercato dei prezzi sostanzialmente allineato agli altri principali Paesi europei. Per quanto riguarda i progetti PV e eolici, la domanda continua a essere molto sostenuta, sia da parte di investitori finanziari, sia industriali. Sul segmento BESS, invece, riteniamo che il mercato tenderà progressivamente a premiare i progetti sviluppati secondo criteri tecnici e infrastrutturali molto rigorosi, in particolare per quanto riguarda la qualità delle connessioni e la prossimità alle stazioni elettriche strategiche.
State lavorando ad altri progetti ibridi? Quali? Sono vostri o di terzi?
Stiamo lavorando su diverse iniziative ibride di progetti energetici più evoluti che combinano fotovoltaico, BESS e idrogeno verde. Per supportare questo percorso abbiamo creato una divisione dedicata, focalizzata proprio sullo sviluppo di soluzioni energetiche integrate. La nostra convinzione è che nei prossimi anni il mercato si sposterà progressivamente verso modelli in cui generazione rinnovabile, storage e gestione flessibile dell’energia saranno sempre più interconnessi. Oggi questi progetti sono ancora in una fase preliminare di sviluppo e valutazione, ma rappresentano per noi un’area strategica importante. In particolare, le iniziative a maggiore contenuto innovativo sono attualmente mantenute all’interno del perimetro di Altea Green Power, perché riteniamo possano costituire un asset rilevante per la crescita futura del Gruppo.
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