All’ultimo bando della misura “Parco Agrisolare” hanno partecipato 16.000 imprese, di cui 8.000 saranno finanziate “in una prima fase”, mentre per le restanti il governo spera di “trovare ulteriori risorse”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rispondendo ieri a un’interrogazione del collega di partito, Luca De Carlo, durante il question time al Senato.
Più nello specifico, De Carlo ha chiesto al rappresentante di governo “quale sia lo stato di avanzamento della misura Pnnr Parco agrisolare” e “quali siano gli impatti positivi che il ministro in indirizzo preveda che genereranno tali investimenti per il settore agricolo e agroindustriale”.
Lollobrigida, replicando, ha detto che in questi anni il governo Meloni avrebbe “posto fine alla speculazione sui terreni agricoli incentivata dallo Stato” e “dimostrato com’è possibile produrre energia pulita senza la speculazione e avvantaggiando gli agricoltori e la sostenibilità ambientale allo stesso tempo”.
“Grazie ai miglioramenti introdotti” rispetto al piano approvato dal precedente governo, ha detto il ministro, col primo bando, ha ricordato, sono state ammesse circa 23.000 imprese per 1,7 GW di fotovoltaico.
In particolare, Lollobrigida ha criticato la poca attrattività della misura per com’era stata definita durante la scorsa legislatura, “con contributi sostanzialmente sottodimensionati rispetto alla capacità di attrarre gli agricoltori verso questo tipo di operazione e, dall’altra parte, anche con una serie di vincoli che gli impedivano di funzionare realmente”.
“Siamo passati a un contributo dell’80%, abbiamo sostanzialmente eliminato la norma di autoconsumo particolarmente penalizzante e anche in un certo senso illogica. Abbiamo aumentato le risorse portandole in una prima fase a 2,35 miliardi di euro e nell’ultima a 3,15 miliardi di euro”, ha aggiunto il ministro.
Per quanto riguarda la redditività degli impianti, Lollobrigida ha riportato dati del Gestore dei servizi energetici (GSE) secondo cui la produzione energetica sui vent’anni di vita degli impianti “garantirà oltre 11 miliardi di euro di minori costi o maggiori guadagni, in caso di vendita dell’energia, ai produttori agricoli”.
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