Dl Agricoltura, Sposato di Rödl: doccia fredda con conseguenze per ora non quantificabili

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Gennaro Sposato, partner di Rödl, ha spiegato a pv magazine Italia i problemi con il Dl Agricoltura: non permetterà fotovoltaico utility scale nei terreni agricoli abbandonati, avrà delle conseguenze sui costi dell’energia in Italia, minano la credibilità del legislatore italiano, non definisce quali siano i progetti “in corso di autorizzazione”, creerà problemi alla rete elettrica. L’Italia rimane però un mercato interessante. “Nel fotovoltaico l’Italia è particolarmente interessante a causa dell’elevato irraggiamento solare e degli importanti rendimenti che si possono conseguire anche grazie ai prezzi per la vendita dell’energia tramite i PPA,” ha detto Sposato.

  • Prima valutazione del Dl Agricoltura? Il Dl Agricoltura è una doccia fredda per tutti gli investitori e le imprese (tra cui tantissime italiane, grazie alla importante filiera che si è sviluppata in Italia negli ultimi 15/20 anni) che operano nel settore delle energie rinnovabili e rischia di minare, come successo altre volte in passato anche nel settore energy, la credibilità e l’affidabilità del legislatore italiano.
  • La gravità del Dl ha anche a che fare con la tempistica dell’annuncio? Il mercato fv large scale si stava sviluppando bene e questo senza fare affidamento su un sistema di incentivi ma esclusivamente con la prospettiva di vendere l’energia con i PPA, strumento che sta trovando una sempre maggiore diffusione e che consente alle imprese di calmierare e meglio pianificare i propri costi energetici.
  • Questo avrà conseguenze anche sul business case degli impianti fotovoltaici? Gli impianti agrivoltaici – quali unici impianti fv realizzabili in futuro su terreno agricolo sulla base del Dl Agricoltura – hanno costi di realizzazione più elevati e questa circostanza farà sì che il mercato potrà svilupparsi solo con gli incentivi, abbandonando quindi le normali logiche del mercato. La diffusione dei PPA in Italia rischia quindi di essere compromessa.
  • C’è anche una questione di terreni, sbaglio? Per l’agrivoltaico saranno usati solo terreni che consentono l’effettiva coltivazione in modo proficuo. Tutti i terreni agricoli abbandonati o comunque non idonei alla coltivazione rimarranno tali e non potranno essere utilizzati per gli impianti fv large scale.
  • Che effetto avrà sui terreni “produttivi”, come detto dal ministro? La pressione sui terreni effettivamente agricoli (ovvero quelli effettivamente utilizzati dalle imprese agricole) aumenterà, in contrasto con l’obiettivo che il Dl Agricoltura intende raggiungere. La questione degli spazi da destinare agli impianti fotovoltaici – e quindi da sottrarre ad altri utilizzi – è senz’altro da affrontare ma con strumenti più sofisticati, che consentono un equo contemperamento tra l’esigenza di tutelare l’agricoltura e quella della transizione energetica.
  • Questo avrà conseguenze anche sul costo dell’energia? Certo, gli impianti large scale a terra sono indispensabili per consentire all’energia fotovoltaica di svolgere un ruolo significativo per calmierare il prezzo dell’energia. Limitando fortemente la possibilità di realizzare tali impianti, perché relegati a poche aree, si correrà il rischio di avere stabilmente in Italia prezzi dell’energia più elevati che in altri paesi dell’UE (gli attuali dati dei prezzi mostrano un significativo gap con la Spagna).
  • Ulteriori complessità? È stato affermato che i progetti in corso di autorizzazione non saranno toccati, salvaguardando in tal modo la certezza del diritto. Non è però noto quando, ed a quali condizioni, un progetto sarà considerato “in corso di autorizzazione”. Cosa succede, per esempio, con i progetti per i quali è stata avviata la procedura PAUR ma non è stata confermata la procedibilità? Il ministro Pichetto Fratin ha chiarito che saranno emananti dei provvedimenti che forniranno i necessari chiarimenti. Purtroppo, l’esperienza insegna che questi provvedimenti vengono spesso emanati con grande ritardo, con conseguente incertezza (e non certezza) del diritto.
  • E le conseguenze saranno uguali in tutte le regioni? I progetti attualmente in corso di autorizzazione sono concentrati in larghissima parte al Sud (Sicilia, Puglia, Sardegna), dove il fabbisogno energetico è inferiore e la rete non ancora sufficientemente strutturata per far giungere l’energia dove è richiesta (le Regioni del nord). Il Dl Agricoltura non farà altro che incrementare questo squilibrio.
  • Rispetto alla Germania, a cui lei comunque è fortemente legato a livello professionale, come può descrivere l’Italia per quanto riguarda la definizione della normativa per il fotovoltaico? L’Italia è diventata un mercato maturo nel settore dell’energy con una importante filiera italiana che contribuisce alla transizione energetica. Le imprese e gli investitori tedeschi lo sanno ed infatti continuano ad investire in modo significativo in Italia. Questo a volte lo fanno – mi si consenta la battuta – anche nonostante un legislatore che a volte agisce in modo imprevedibile e non rispondente alle aspettative degli investitori e delle imprese.
  • Questo quindi crea un premio per il rischio instabilità normativa? Vuol dire che sostanzialmente il prezzo dello stesso progetto (ceteris paribus) in due Paesi come Spagna e Italia avranno dei costi diversi e produrranno energia a prezzi diversi solo perché gli investitori sono più spaventati dal contesto e dagli sviluppi normativi post Dl Agricoltura? Le normative in materia energetica sono spesso complesse anche in altri paesi e non siamo gli unici ad aver fatto qualche giravolta (basti pensare allo stop agli incentivi in Spagna di un po’ di anni fa). Pertanto, non credo che esista un sovrapprezzo per il nostro Paese. Nel fotovoltaico l’Italia è particolarmente interessante a causa dell’elevato irraggiamento solare e degli importanti rendimenti che si possono conseguire anche grazie ai prezzi per la vendita dell’energia tramite i PPA. L’Italia continuerà ad essere un primario mercato di riferimento per le energie rinnovabili e per quanto riguarda il Dl Agricoltura bisogna tener presente che si tratta di un decreto legge che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento. Speriamo che il legislatore sfrutterà tale occasione per apportare i necessari correttivi.
  • Qual è stata la reazione dei vostri clienti? Quali stanno faticando di più – quale categoria? C’è stato stupore nonché la richiesta di capire meglio, in particolare, l’impatto sui progetti attualmente in sviluppo. Sotto questo profilo, bisognerà vedere, in primis, cosa succederà in sede di conversione visto che il Dl Agricoltura è frutto dell’iniziativa del Ministro dell’Agricoltura senza alcuna concertazione. Sicuramente chi fatica di più sono gli sviluppatori (italiani) che sviluppano progetti per poi costruire gli impianti in proprio oppure venderli ad investitori terzi. Avranno meno opportunità di realizzare nuovi progetti e più difficoltà a trovare investitori disponibili ad impegnarsi in Italia.
  • Ci sono anche possibili “winner” nel settore fotovoltaico come conseguenza del Dl Agricoltura? I progetti già in sviluppo aumenteranno di valore? C’è qualcuno che lo dice. Limitando l’offerta – lato progetti – a fronte di una costante richiesta di energia green, i prezzi dei progetti che non subiranno la tagliola del Dl Agricoltura potrebbero salire. Mi sembra tuttavia prematuro fare queste valutazioni.
  • Possibile definire eventualmente modalità e tempistiche di impugnazione? Stando alle ultime notizie che sono circolate, il Presidente della Repubblica, che deve emanare il decreto legge, ha sollevato diverse perplessità rispetto al Dl Agricoltura. Queste riguarderebbero anche la scelta dell’esecutivo di adottare il divieto di installare pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli con la decretazione d’urgenza, difficilmente giustificabile visto che siamo in presenza di un fenomeno in corso da numerosi anni e che richiede, al contrario, interventi ponderati e misurati. Un ulteriore profilo di censura del provvedimento potrà riguardare le modalità che saranno previste per salvaguardare i progetti attualmente in fase di sviluppo. Non conoscendo però i contenuti della norma è difficile fare valutazione su questo punto, bisognerà attendere la conversione nonché i provvedimenti esecutivi. Ciò premesso, la strada da seguire non è quella giurisdizionale. È interesse anche dell’esecutivo e del legislatore creare le condizioni affinché le imprese possano operare in modo proficuo e senza dover spendere tempo e risorse per cercare di difendersi con lunghi e dispendiosi procedimenti giudiziari.

Con 5800 collaboratori e 110 uffici in tutto il mondo, Rödl & Partner offre consulenza legale. È stato uno dei primi studi europei ad offrire servizi professionali di consulenza per il settore delle energie rinnovabili.

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