Gradualità, linea comune tra Stati membri e tutela dei produttori UE di moduli fotovoltaici dovrebbero essere i tre pilastri su cui costruire una transizione energetica sostenibile, nell’interesse dell’intera Unione europea. Lo dice Paolo Zucchetto, esperto del fotovoltaico italiano. L’esperto lato vendite chiede che una parte degli incentivi dell’iperammortamento riguardi anche moduli europei che non impieghino, almeno per ora, esclusivamente celle UE.
“Negli ultimi anni il fabbisogno di pannelli fotovoltaici nell’Unione europea si è attestato attorno ai 65 GW. A fronte di questa domanda, la capacità produttiva interna è pari a circa 12 GW di moduli, 2 GW di celle, il cuore del modulo, e meno di 1 GW di wafer, indispensabili per produrle. Anche qualora l’Europa riuscisse a produrre localmente celle in quantità rilevanti, continuerebbe comunque a dipendere in larga misura da Paesi extra-UE per l’approvvigionamento dei wafer”, ha detto Zucchetto a pv magazine Italia.
Una politica industriale europea è credibile solo se rafforza l’intera filiera, senza spezzarla proprio nel momento in cui prova a ricostruirla, dice Zucchetto.
“A mio avviso, l’Italia dovrebbe prima di tutto allineare le proprie misure alla logica dell’Industrial Accelerator Act (IAA).
IAA e iperammortamento
Nel comunicato diffuso dal Mimit l’8 aprile, a seguito dell’incontro bilaterale tra il ministro Adolfo Urso e il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné, il governo italiano chiede di accelerare l’attuazione dell’IAA, ritenendo non sostenibile attendere il 2029 per introdurre i requisiti Made in Europe. Nello stesso testo si afferma però che questo principio dovrebbe essere applicato in modo mirato. Quindi, leggendo tra le righe, la richiesta è di definire un quadro europeo subito per poi implementarlo gradualmente a livello nazionale, con differenze locali in funzione delle necessità.
Secondo Zucchetto, non tutti gli interventi del governo italiano sono coerenti con questo approccio richiesto dal Mimit o con questa proposta dell’esecutivo europeo.
“Il richiamo alla gradualità contenuto nel comunicato del Mimit, accostato all’iperammortamento, solleva più di una perplessità. Si parla di introduzione graduale proprio mentre si attende il decreto attuativo di una misura che, già nel testo di legge, ha escluso di fatto quasi tutti i produttori europei, finendo per favorire una sola realtà industriale, in un contesto in cui non esistono ancora celle sufficienti per l’intera base produttiva europea dei moduli”.
Poiché gli incentivi riguardano gli impianti e non i singoli componenti, il criterio legato alla cella solare finisce inevitabilmente per riflettersi anche sui moduli ammessi agli incentivi, sottolinea Zucchetto.
“La proposta di Industrial Accelerator Act presentata dalla Commissione il 4 marzo 2026 mette in luce quanto l’iperammortamento italiano si discosti dall’impostazione europea. Se infatti ogni Paese interpreta il Made in Europe con regole, tempi e criteri propri, il rischio è di mettere in crisi il mercato interno invece di rafforzarlo”, ha detto Zucchetto. “Chi opera nelle energie rinnovabili si sta chiedendo dove risieda questa gradualità nell’iperammortamento italiano. Un emendamento inserito nella Legge di Bilancio 2026 ne ha infatti ristretto improvvisamente il perimetro ai soli impianti fotovoltaici che impiegano moduli con celle solari made in EU, oggi ancora non disponibili su scala adeguata per la quasi totalità dei produttori europei”.
L’iperammortamento italiano, per come appare oggi, potrebbe intercettare in linea di principio una quota molto ampia della domanda degli impianti commerciali. Per questo risulta fuori scala rispetto ai criteri dell’IAA, che riflettono un’impostazione molto più equilibrata, dice Zucchetto. L’esperto mostra invece apprezzamento per altri strumenti del Governo italiano.
“Transizione 5.0, Conto Termico 3.0 e Parco Agrisolare mostrano invece un’impostazione molto più vicina ai principi dell’IAA. Riconoscono i moduli UE e, al tempo stesso, premiano maggiormente quelli che impiegano celle UE. Nel nuovo iperammortamento, al contrario, la gradualità viene meno e si passa nettamente da una logica premiale a una escludente, con effetti non solo sull’industria asiatica, ma anche sulla quasi totalità dell’industria europea dei moduli fotovoltaici”.
Sostenere la produzione di celle made in EU stimolandone la domanda attraverso incentivi dedicati non è un’iniziativa isolata dell’Italia. Nel febbraio 2025 il Clean Industrial Deal ha chiarito che la transizione energetica deve diventare un motore di capacità produttiva europea, resilienza economica e riduzione delle dipendenze estere, in particolare per moduli fotovoltaici, celle solari e wafer.
“Il vero tema non è se sostenere questa direzione, ma come applicarla in modo coordinato, senza penalizzare paradossalmente l’industria europea dei moduli”.
Proposta della Commissione
Nella proposta della Commissione, il requisito di origine UE per celle e inverter non scatterebbe subito, ma tre anni dopo l’entrata in vigore del regolamento, quindi verosimilmente nel 2029. La stessa Commissione non immagina una transizione immediata, ma un percorso pensato per concedere all’industria il tempo necessario ad adeguarsi. Proprio per questo, riservare già oggi gli incentivi ai soli moduli con celle made in EU appare difficile da conciliare con la logica dell’IAA.
L’articolo 12(2) dell’IAA, ricorda Zucchetto, richiama un processo “aperto, non discriminatorio e trasparente”. Sono previste salvaguardie quando l’applicazione dei requisiti può causare ritardi superiori a 7 mesi oppure extracosti ritenuti sproporzionati, ricorda Zucchetto.
“Oltre il 20% nelle aste, oltre il 25% negli appalti e oltre il 30% quando il rispetto dei requisiti fa aumentare troppo il costo finale dell’intervento incentivato. Inoltre, questi criteri non devono applicarsi a tutti gli incentivi fin da subito: devono riguardare almeno il 45% del budget complessivo interessato, mentre nelle aste almeno il 40% dei volumi annui”.
Perlomeno in una fase transitoria, Zucchetto chiede che una parte degli incentivi continui a riguardare anche moduli europei che non impiegano ancora esclusivamente celle UE.
“È chiaro che l’IAA debba stimolare nel tempo investimenti nella produzione di celle, ma riservare fin da subito gli incentivi a impianti fotovoltaici che adottano esclusivamente celle UE non farà nascere istantaneamente nuove fabbriche. Rischia piuttosto di premiare chi è già pronto, penalizzando chi oggi non ha ancora accesso a celle UE in misura sufficiente nel breve e medio periodo”.
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