Il decreto attuativo sull’iperammortamento è uscito questa settimana. Valerio Covicchio, country manager di Whes, spiega a pv magazine Italia che sono state introdotte due novità.
“Il primo riguarda il software: i modelli SaaS, che spesso sono offerti a supporto di soluzioni fotovoltaiche e di accumulo ovvero i servizi software in abbonamento, sono stati rimossi dal perimetro agevolabile rispetto alle precedenti bozze circolate. Questo potrebbe però essere sanato in fase di descrizione delle regole operative di dettaglio”, ha detto Covicchio.
La seconda è legata al caso 3Sun. Covicchio ricorda come, di recente, il viceministro Maurizio Leo avesse anticipato l’intenzione di rimuovere il vincolo.
“Il Decreto firmato il 4 Maggio elimina ogni dubbio. Quest’ultimo infatti fa esplicito riferimento, nella Tabella 2a dell’Allegato 1, alle sole tipologie “lettera b)” e “lettera c)” del Registro dei Moduli Fotovoltaici. Questo significa che moduli che non rientrano in quelle categorie restano esclusi dal calcolo del costo massimo ammissibile. Per chi lavora nell’ambito fotovoltaico e vuole ottimizzare la scelta tecnologica, questo è un vincolo da tenere ben presente fin dalla fase di progettazione”, ha detto Covicchio.
La lettera a) fa riferimento ai moduli fotovoltaici prodotti negli Stati membri dell’Unione europea con un’efficienza a livello di modulo almeno pari al 21,5 per cento; la lettera b) fa riferimento ai moduli fotovoltaici con celle, gli uni e le altre prodotti negli Stati membri dell’Unione europea, con un’efficienza a livello di cella almeno pari al 23,5 per cento; la lettera c) fa riferimento ai moduli prodotti negli Stati membri dell’Unione europea composti da celle bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem prodotte nell’Unione europea con un’efficienza di cella almeno pari al 24,0 per cento.
Secondo Covicchio, al di là delle esclusioni, il decreto definisce con chiarezza dove, come e cosa possa accedere al beneficio.
“Sul perimetro geografico si hanno tre macro opzioni. Gli impianti devono essere localizzati sulle stesse particelle catastali della struttura produttiva, oppure su particelle diverse ma connesse tramite POD riconducibili alla medesima struttura, o ancora in certi casi previsti dal D.Lgs. 199/2021 nella stessa zona di mercato superando il vincolo della cabina primaria. È quindi un’agevolazione legata al sito produttivo, non generica”, ha detto Covicchio.
Il country manager di Whes spiega poi che, quanto ai beni ammissibili, il decreto elenca in modo tassativo gruppi di generazione elettrica, trasformatori e misuratori funzionali alla produzione, impianti per energia termica usata esclusivamente come calore di processo, servizi ausiliari di impianto e sistemi di accumulo asserviti agli impianti di produzione.
Autoconsumo
“Non viene meglio esplicitata la tipologia di impianto a guidare l’entità dell’agevolazione sarà infatti il volume di consumi elettrici del sito e i valori massimi di €/kW agevolabili. Tali valori sono funzione della dimensione dell’impianto per evidenti motivi di economie di scala.”
Secondo Covicchio, l’articolo 8 e l’Allegato 1 chiariscono che il legislatore punti sull’autoconsumo.
“Il dimensionamento della potenza agevolabile parte dal fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato come somma dell’energia elettrica prelevata annua dalla rete più, ed è qui l’elemento interessante, l’energia elettrica equivalente associata ai consumi termici o di combustibile, calcolata secondo i fattori di conversione dell’Allegato 1”, spiega l’esperto, aggiungendo che la producibilità massima attesa dell’impianto fotovoltaico deve al più essere 1,05 volte questo fabbisogno complessivo.
Il calcolo è su base annua e non viene considerato il derating dell’impianto nel tempo.
“È un cambio di paradigma importantissimo e per chi lavora nel settore è già una notizia importante. Normalmente gli impianti fotovoltaici vengono dimensionati in modo da massimizzare l’autoconsumo diurno istantaneo (quindi dimensionati sulla potenza e non sull’energia). Qui invece, da come è scritto il Decreto, non c’è distinzione sulle ore in cui avviene il prelievo e c’è margine per installare più potenza di quanto si farebbe seguendo le sole logiche di ottimizzazione energetica citate prima”.
Il punto, quindi, è che questa energia deve essere gestita in maniera flessibile per non diventare un ulteriore problema per il sistema elettrico.
Questo sovradimensionamento si lega comunque anche all’agevolazione sui sistemi di accumulo. Secondo Covicchio, questo è uno dei punti più interessanti del decreto.
“Questo trasforma il cambio nel dimensionamento citato prima da un rischio a una opportunità strategica per l’intero Paese. Senza accumulo è impossibile pensare di “spalmare” l’energia prodotta dall’impianto su tutta la giornata. Proprio in quest’ottica infatti l’accumulo è reso agevolabile se asservito all’impianto di produzione rinnovabile. I valori massimi assoluti dell’iperammortamento dipendono dall’entità dell’investimento (fino al 180% se investiamo meno di 2.5M€), mentre i massimi di spesa per unità di potenza fotovoltaica sono riportati in tabella 2° (range 840-1500€/kW) e il valore massimo ammissibile del sistema di accumulo è determinato moltiplicando il valore agevolabile dell’impianto fotovoltaico per un coefficiente alfa definito nella Tabella 2b”.
Nel caso peggiore, impianti di grande taglia oltre 1.000 kWe, si può iperammortare un valore di BESS pari all’intero valore agevolato del fotovoltaico. Nelle taglie inferiori il coefficiente sale, arrivando fino a 2 per impianti piccoli abbinati, in tutte le taglie ai soli moduli di categoria b) o c).
“Anche qui, come per il fotovoltaico, c’è spazio per installare accumulo in misura superiore a quella che sarebbe la taglia che avremmo installato senza questa agevolazione. La normativa incentiva a costruire sistemi completi, orientati a massimizzare l’autoconsumo anche nelle ore senza sole per alleviare le bollette del sito ma anche per aiutare DSO e Terna nella gestione di queste eccedenze”.
È sempre conveniente optare per l’iperammortamento?
Non è sempre conveniente optare per l’iperammortamento, anche in relazione alla scelta tra moduli inclusi e esclusi dall’agevolazione.
“Non è una scelta scontata, e questo è forse il punto più sottovalutato. Facciamo un esempio concreto: 1 milione di euro di investimento su un impianto fotovoltaico. Con l’aliquota al 180%, quella applicabile fino a 2,5 milioni, la base fiscale su cui calcolare gli ammortamenti diventa 2,8 milioni, con 1,8 milioni di extra deducibile. Tradotto in beneficio fiscale effettivo, parliamo di circa 430.000 euro, distribuiti però su 10 anni di ammortamento. Quel beneficio non arriva tutto subito, e qui sta il punto cruciale. Se non attualizzate, potreste teoricamente giustificare un Capex superiore fino al 70%, ad esempio per scegliere pannelli europei rispetto ad asiatici a parità di prestazioni. Ma nel momento in cui introducete un tasso di attualizzazione per paragonare flussi futuri a risparmi al momento dell’acquisto, il valore del beneficio si riduce: con un tasso di attualizzazione del 5% siete intorno al +50% di Capex sostenibile, al 10% scendete a circa +36%, al 15% siete già sotto il +30%”, ha detto Covicchio.
Secondo il country manager di Whes l’iperammortamento è uno strumento potente, ma il suo valore reale dipende interamente dal costo del capitale.
“Più è alto, meno valgono oggi quei benefici fiscali futuri. La vera variabile non è la normativa, è la finanza. Ai costi dei moduli va poi aggiunto l’extra costo per la gestione delle procedure amministrative durante tutta la vita dell’agevolazione. Il Made in EU può costare molto di più e restare economicamente neutro, ma solo entro certi limiti, e quei limiti li decide il tasso di sconto, non solo il decreto. Può essere un’ottima soluzione per alcuni casi e una soluzione da ignorare per altri”.
In breve, quanto più gli interessi attesi, legati al costo del capitale, saranno bassi tanto più il meccanismo rimarrà appetibile come lo è ora. In caso di aumenti del costo del denaro il meccanismo potrebbe perdere parte della sua potenza.
Ruolo dell’accumulo
Secondo Covicchio, installare il fotovoltaico in iperammortamento senza cogliere anche l’agevolazione sull’accumulo non è in generale sensato a livello economico.
“Non ha molto senso installare fotovoltaico in iperammortamento, con l’extra Capex che questo comporta, senza inserire anche l’accumulo. Il motivo è semplice. la cannibalizzazione dei prezzi, ovvero quel fenomeno per cui il valore dell’energia fotovoltaica si svaluta proprio nelle ore centrali del giorno quando tutti i pannelli producono insieme, se non viene controbilanciata dall’accumulo porta il sito ad autoconsumare proprio quando prelevare costerebbe poco e inoltre anche a incassi sulle eccedenze immesse in rete altrettanto deprimenti. L’accumulo è la risposta strutturale a questo problema”.
Secondo il country manager di Whes, l’industria ha uno stimolo chiaro, su un orizzonte temporale ampio fino al 2028, per affrontare seriamente l’investimento in fotovoltaico in una logica diversa dal passato. “Non più un piccolo impianto che copre magari solo il 10-20% del fabbisogno annuo nelle ore diurne, ma un sistema integrato che si comporta più come un generatore rinnovabile”.
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