La decisione della Commissione Europea di limitare l’utilizzo di fondi UE per progetti energetici che impiegano inverter di fornitori considerati “ad alto rischio”, tra cui quelli cinesi, apre una faglia nel mercato fotovoltaico. pv magazine Italia ha interpellato diversi produttori: molti hanno preferito non commentare, segno di un tema ancora estremamente sensibile. Hanno risposto due aziende europee, Fimer-MA Solar Italy e SMA, e i due gruppi cinesi Sungrow e Huawei.
Le testimonianze raccolte mostrano due prospettive diverse: da una parte i produttori europei, che vedono nella cybersicurezza e nella sovranità tecnologica un criterio sempre più centrale; dall’altra i produttori cinesi, che respingono l’idea di una discriminazione basata sull’origine geografica e chiedono regole tecniche trasparenti e uguali per tutti.
Sungrow: “Requisiti trasparenti e basati su prove concrete”
Sungrow, che ha risposto dalla sede principale cinese, rivendica un approccio fondato su certificazioni internazionali, audit indipendenti e disponibilità al confronto tecnico con le istituzioni europee.
“Sungrow attribuisce la massima importanza alla sicurezza informatica e accoglie con favore l’attenzione che l’Europa dedica alla resilienza del proprio sistema energetico. La sicurezza informatica è integrata nei nostri prodotti fin dalla fase di progettazione ed è certificata da standard riconosciuti a livello internazionale, tra cui IEC 62443-4-1 (Livello di maturità 3), IEC 62443-4-2, ETSI EN 303 645, nonché da audit indipendenti condotti da terzi. Se le istituzioni europee nutrono preoccupazioni specifiche, saremmo lieti di avere l’opportunità di interagire direttamente con loro e condividere le prove tecniche. Rimaniamo fiduciosi che i nostri prodotti soddisfino i più severi requisiti di sicurezza informatica e riteniamo che la sicurezza informatica nelle infrastrutture critiche possa essere affrontata al meglio attraverso requisiti trasparenti e basati su prove concrete, applicabili in modo uguale a tutti i fornitori in Europa”.
Sul significato politico e industriale della decisione europea, Sungrow riconosce la legittimità del tema resilienza, ma invita a evitare misure fondate su criteri generici. “L’attenzione dell’Unione Europea alla sicurezza e alla resilienza delle proprie infrastrutture energetiche è legittima, e Sungrow condivide tale obiettivo. Riconosciamo inoltre che la diversificazione nei settori strategici sia un obiettivo legittimo, e l’Europa ha sollevato preoccupazioni simili in diversi altri ambiti, dai semiconduttori alle materie prime. Questa preoccupazione non riguarda esclusivamente gli inverter. Allo stesso tempo, decisioni di sicurezza di tale portata trovano la loro migliore giustificazione in criteri trasparenti e prove specifiche per ciascuna azienda, con un adeguato processo di due diligence. Quadri normativi orizzontali a livello di prodotto, come il Cyber Resilience Act e il Network Code on Cybersecurity, combinati con strumenti quali criteri di appalto non legati al prezzo e requisiti di servizio locali, possono rafforzare la resilienza preservando al contempo la certezza degli investimenti e senza creare inutili perturbazioni alla più ampia transizione energetica”.
Sungrow sottolinea che il suo contributo alla resilienza europea è concreto. “Entro il 2027, avvieremo le operazioni nel nostro stabilimento da 230 milioni di euro in Polonia, con una capacità annua di 20 GW di inverter e 12,5 GWh di accumulo di energia e circa 400 posti di lavoro locali. Si tratta di un impegno a lungo termine nei confronti dell’Europa”.
Sulle possibili conseguenze di restrizioni più estese, l’azienda mette in guardia su costi, tempi e stabilità della catena di fornitura. “Gli obiettivi europei per il 2030 dipendono da un’implementazione sostenuta su larga scala, e la presenza di norme prevedibili è essenziale per garantire la fiducia degli investitori e degli sviluppatori. Restrizioni di ampia portata o improvvise possono influire sulla stabilità della catena di approvvigionamento, sui tempi di realizzazione dei progetti e, in ultima analisi, sui costi per il cliente finale; pertanto, qualsiasi nuova misura merita un’attenta valutazione basata su dati concreti. È importante chiarire che l’attuale discussione riguarda l’ammissibilità ai finanziamenti, non la conformità dei prodotti. I nostri impegni nei confronti dei clienti rimangono invariati e li stiamo supportando con le informazioni necessarie per valutare eventuali implicazioni. Per Sungrow, la strada da seguire è chiara: continuare a investire in Europa, produrre in Europa e soddisfare ogni standard UE applicabile”.
Huawei: “Restrizione priva di una base oggettiva e trasparente”
Anche Huawei ha risposto dalla sede principale cinese. La posizione è netta: l’azienda contesta la misura europea, chiedendo una revisione aperta delle prove alla base della politica UE.
“La Commissione europea, senza pubblicare alcun dato concreto o prova tecnica, ha limitato i finanziamenti dell’UE per progetti che utilizzano inverter provenienti da paesi quali la Cina. Tale restrizione è priva di una base oggettiva e trasparente, costituisce una discriminazione basata sull’origine e viola il principio del trattamento equo e non discriminatorio nel commercio internazionale. Incoraggiamo una revisione aperta delle prove su cui si basa questa politica. Tutti i fornitori dovrebbero essere tenuti a rispettare gli stessi standard di trasparenza tecnica e sicurezza informatica per mantenere una concorrenza di mercato equa, e sostenere congiuntamente la transizione dell’Europa verso l’energia pulita”.
La risposta di Huawei sintetizza il punto più delicato della posizione cinese: non la negazione dell’importanza della cybersicurezza, ma il rifiuto di una classificazione costruita sull’origine nazionale del fornitore. È lo stesso nodo che, con toni diversi, attraversa anche la reazione del governo cinese alla decisione europea.
Fimer-MA Solar Italy: “Gli inverter non sono più semplici dispositivi elettronici”
Tra i produttori europei, Fimer-MA Solar Italy mette l’accento sulla trasformazione dell’inverter in nodo strategico della rete energetica connessa. Alberto Pinori, Sales & Marketing Director dell’azienda, lega il tema della scelta dei fornitori alla digitalizzazione del sistema elettrico, alla protezione dei dati e alla sovranità tecnologica.
“La crescente digitalizzazione delle reti elettriche, l’espansione delle energie rinnovabili e l’integrazione tra impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e smart grid espongono infatti il settore energetico a rischi informatici sempre più sofisticati. In questo scenario, gli inverter non sono più semplici dispositivi elettronici, ma nodi strategici della rete energetica connessa. La cybersicurezza diventerà un fattore sempre più decisivo nella scelta dei fornitori di inverter in Europa, perché la digitalizzazione delle reti energetiche e la diffusione delle rinnovabili aumentano i rischi informatici. Le normative europee, come NIS2 e Cyber Resilience Act, imporranno standard più elevati di sicurezza, protezione dei dati e resilienza cyber”.
Pinori sottolinea che in questo contesto, i produttori europei e italiani possono distinguersi grazie alla conformità alle norme UE, al maggiore controllo della supply chain, alla presenza locale di ricerca e assistenza tecnica e a una maggiore trasparenza tecnologica. “Un ruolo centrale avrà anche la sovranità tecnologica, con crescente attenzione all’origine delle tecnologie critiche e alla riduzione della dipendenza da infrastrutture extraeuropee”.
Per Fimer-MA Solar Italy, le discussioni europee possono diventare un’occasione per rafforzare una filiera continentale, ma il confronto con i grandi gruppi asiatici resta complesso.
“Le discussioni in corso a livello UE rappresentano un’opportunità per rafforzare una filiera europea degli inverter e delle tecnologie energetiche, grazie alla spinta verso autonomia industriale, cybersicurezza e sovranità tecnologica. Gli inverter sono sempre più strategici nell’integrazione tra rinnovabili, accumulo e smart grid. I produttori europei devono però affrontare forti criticità, soprattutto la concorrenza dei grandi gruppi asiatici, favoriti da costi più bassi, economie di scala e maggiore controllo della supply chain. Pesano inoltre gli alti costi energetici e del lavoro in Europa, la frammentazione del mercato e gli investimenti necessari per rispettare standard normativi e di sicurezza sempre più elevati”.
Il manager precisa che, nonostante queste difficoltà, i produttori europei possono differenziarsi puntando su qualità, affidabilità, assistenza tecnica locale, cybersecurity e trasparenza tecnologica. “In prospettiva, il vero tema sarà trovare un equilibrio tra competitività economica e tutela di una filiera strategica europea, capace di garantire sicurezza energetica e indipendenza tecnologica nel lungo periodo”.
Sul piano delle politiche industriali, Pinori richiama incentivi, ricerca, supply chain europee e criteri di mercato non fondati soltanto sul prezzo. “Per rafforzare l’industria europea degli inverter senza rallentare la transizione energetica serviranno politiche che sostengano competitività, innovazione e sviluppo delle rinnovabili. Saranno fondamentali incentivi per investimenti, ricerca e supply chain europee, insieme a procedure più rapide e accesso semplificato ai fondi industriali. L’UE dovrà inoltre valorizzare criteri come cybersicurezza, affidabilità, sostenibilità e tracciabilità della filiera, evitando che il mercato sia guidato solo dal prezzo. Centrale sarà anche il sostegno all’innovazione tramite collaborazione tra industria e ricerca, all’interno di una strategia industriale europea stabile e di lungo periodo”.
SMA: “La sicurezza non è un livello aggiuntivo, ma un requisito strutturale”
SMA, attraverso la voce di Attilio Bragheri, Vice President Large Scale & Project Solutions SWEU, colloca il tema nel cuore della stabilità del sistema elettrico europeo. Per l’azienda, gli inverter connessi, aggiornabili e gestibili da remoto impongono una nuova gerarchia dei criteri di selezione.
“La cybersicurezza e la protezione delle infrastrutture energetiche stanno diventando criteri determinanti nella scelta dei fornitori di inverter in Europa, e questa centralità crescerà ulteriormente nei prossimi anni. La digitalizzazione del sistema elettrico implica che gli inverter siano dispositivi connessi, monitorabili e aggiornabili da remoto: questo li rende elementi strategici per la stabilità della rete. Se non adeguatamente protetti, possono diventare un punto di accesso per interferire con il funzionamento degli impianti o, in casi estremi, influenzare l’equilibrio del sistema elettrico, compromettendone la stabilità”.
Bragheri dichiara che in questo contesto, i produttori europei si distinguono per alcuni aspetti fondamentali. “Sviluppare e produrre soluzioni digitali affidabili, sicure e progettate in Europa” e sottolinea che le soluzioni SMA sono sviluppate secondo il principio “Security by design”, con architetture di controllo remoto basate su protocolli cifrati e sistemi di gestione degli accessi che garantiscono tracciabilità e protezione da utilizzi non autorizzati, oltre a processi rigorosi di verifica e validazione degli aggiornamenti firmware, che impediscono l’installazione di software non certificato o manipolato”.
Il manager si sofferma sul fatto che la gestione dei dati e delle piattaforme cloud all’interno dell’Unione Europea, in conformità con il GDPR e con le direttive europee sulla sovranità digitale, garantisce una filiera trasparente e controllabile. Sviluppando tutti i software in Germania, riduciamo il rischio di vulnerabilità introdotte nella catena di fornitura.
Il manager parla di concorrenza aperta, ma denuncia squilibri strutturali nel mercato globale, legati a sussidi, politiche industriali e strategie di prezzo dei concorrenti cinesi.
“SMA è da sempre una sostenitrice convinta di una concorrenza aperta e leale. L’azienda crede in soluzioni guidate dal mercato e in condizioni di parità per tutti gli operatori, evitando approcci basati su divieti generalizzati. Tuttavia, negli ultimi anni è diventato evidente come il quadro industriale e di politica dei prezzi in Cina non risponda ai principi di una competizione equa. Massicci interventi governativi, sussidi e strategie di prezzo particolarmente aggressive hanno infatti generato squilibri strutturali nel mercato globale, alterando le dinamiche competitive”.
Dalle parole del manager emerge che le discussioni avviate a livello europeo rappresentano un’opportunità concreta per rafforzare una filiera europea degli inverter e delle tecnologie energetiche, capace di coniugare sicurezza, qualità industriale e autonomia strategica. “La transizione energetica richiede tecnologie affidabili e pienamente conformi agli standard europei: in questo senso, un ecosistema produttivo radicato in Europa può diventare un elemento chiave per la resilienza del sistema elettrico”.
Guardando al futuro, SMA chiede condizioni competitive eque, valorizzazione della qualità e protezione degli asset critici. “Guardando ai prossimi anni, sarà fondamentale adottare politiche industriali e strumenti di mercato che permettano all’industria europea degli inverter di crescere senza rallentare la transizione energetica. L’obiettivo è creare condizioni competitive eque, valorizzando qualità, sicurezza e trasparenza della filiera e garantendo al contempo la protezione degli asset critici, evitando l’impiego di tecnologie provenienti da Paesi considerati a rischio dal punto di vista della cybersecurity”.
Il nodo: sicurezza o protezionismo?
Il dibattito sugli inverter cinesi mostra quanto la transizione energetica europea sia entrata in una fase nuova. Non basta più installare rapidamente nuova capacità rinnovabile. Bruxelles vuole capire da chi dipendono le infrastrutture, chi controlla i dispositivi connessi, dove risiedono i dati, quali standard cyber vengono applicati e quali rischi possono emergere lungo la catena di fornitura.
Per i produttori europei, questa è l’occasione per far pesare criteri finora rimasti spesso subordinati al prezzo: cybersicurezza, prossimità industriale, trasparenza, assistenza locale, conformità normativa. Per i produttori cinesi, invece, il rischio è che la sicurezza diventi una categoria politica più che tecnica, con effetti discriminatori su imprese che chiedono di essere valutate sulla base di prove, audit e standard comuni.
La frizione è destinata a crescere. Da un lato, l’Europa non può permettersi vulnerabilità in una rete elettrica sempre più digitalizzata e distribuita. Dall’altro, non può rallentare la diffusione del fotovoltaico aumentando in modo eccessivo costi, incertezza e tempi di sviluppo dei progetti.
La partita degli inverter, quindi, non riguarda soltanto una tecnologia. Riguarda il modello industriale della transizione energetica europea: aperto ma più selettivo, competitivo ma più attento alla sicurezza, accelerato ma meno dipendente da filiere percepite come strategicamente vulnerabili. In questo equilibrio, ancora tutto da costruire, molti pensano che si giocherà una parte decisiva della sovranità energetica dell’Europa.
I presenti contenuti sono tutelati da diritti d’autore e non possono essere riutilizzati. Se desideri collaborare con noi e riutilizzare alcuni dei nostri contenuti, contatta: editors@nullpv-magazine.com.






Inviando questo modulo consenti a pv magazine di usare i tuoi dati allo scopo di pubblicare il tuo commento.
I tuoi dati personali saranno comunicati o altrimenti trasmessi a terzi al fine di filtrare gli spam o se ciò è necessario per la manutenzione tecnica del sito. Qualsiasi altro trasferimento a terzi non avrà luogo a meno che non sia giustificato sulla base delle norme di protezione dei dati vigenti o se pv magazine ha l’obbligo legale di effettuarlo.
Hai la possibilità di revocare questo consenso in qualsiasi momento con effetto futuro, nel qual caso i tuoi dati personali saranno cancellati immediatamente. Altrimenti, i tuoi dati saranno cancellati quando pv magazine ha elaborato la tua richiesta o se lo scopo della conservazione dei dati è stato raggiunto.
Ulteriori informazioni sulla privacy dei dati personali sono disponibili nella nostra Politica di protezione dei dati personali.