Agrivoltaico: il terreno è maturo

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Articolo presente nell’edizione speciale Key Rimini 2026

Seppure con differenze di lettura e accenti, l’agrivoltaico viene descritto dagli operatori del settore come in una fase di transizione: dalla sperimentazione al consolidamento industriale. L’agrivoltaico non è più soltanto un insieme di progetti pilota, ma un ambito in cui si stanno definendo filiere, modelli economici bancabili e configurazioni tecniche sempre più standardizzabili. Allo stesso tempo, restano aperti nodi cruciali, in particolare normativi e autorizzativi, che incidono sulla velocità di diffusione. In queste pagine, le voci del management di Espe, di Sandro Esposito, managing director Italy di CCE Italia, e di Fulvio Mariani, co-founder e project development director di Sunprime, riportano testimonianze che restituiscono l’immagine di un agrivoltaico maturo. Non è più soltanto una sovrapposizione tra fotovoltaico e agricoltura, ma un sistema complesso, guidato dai dati, in cui tecnologia e pratiche agronomiche evolvono insieme. Una rivoluzione profonda che il mercato, oggi più che mai, chiede di accompagnare con una visione di lungo periodo anche da parte della politica, attraverso una pianificazione coerente e un impianto normativo capace di riconoscerne la complessità e sostenerne lo sviluppo.

Dalla sperimentazione alla maturità

Gli esperti convergono sull’idea di un cambio di fase, pur con sfumature differenti. Per CCE Italia, la transizione è già compiuta sul piano tecnologico e industriale. “In Italia l’agrivoltaico ha raggiunto uno stato di maturità molto avanzato, che lo rende una soluzione sin da oggi applicabile e scalabile in una vasta gamma di situazioni. Oggi l’agrivoltaico è maturo sotto ogni profilo: tecnologico, finanziario e di sostenibilità. I segnali che ce lo indicano sono, tra gli altri, la strutturazione sempre più marcata di una vera e propria filiera dell’agrivoltaico e il fatto che grandi, e non solo, operatori delle rinnovabili stanno dedicando risorse e tempo per sviluppare proprie divisioni specifiche. L’agrivoltaico è quindi uscito dalla sperimentazione ed è ormai un’opzione concreta per l’impiego virtuoso di un terreno agricolo”. Un consolidamento che, secondo Esposito, mette però in evidenza un disallineamento con il quadro regolatorio: “Il vero punto, dunque, non è se l’agrivoltaico sia maturo, ma se lo sia la cornice normativa in cui si inserisce, che non sembra essersi evoluta di pari passo”.

È una posizione che dialoga con la visione di Espe, più focalizzata sulla dinamica evolutiva degli ultimi anni: “In Italia si sta passando dal pionierismo alla diffusione su larga scala dell’agrivoltaico. Negli ultimi anni il numero di progetti presentati e approvati è cresciuto notevolmente, segno che dalla sperimentazione si è arrivati a modelli replicabili. Le istituzioni hanno stanziato investimenti significativi e le prime installazioni pilota hanno mostrato benefici concreti, come migliori rese agricole e minori consumi idrici, a conferma della validità del modello”.

Sunprime colloca il settore in una fase intermedia, riponendo più fiducia nell’intervento dall’alto: “L’agrivoltaico in Italia non è ancora pienamente maturo a livello industriale, ma sta rapidamente superando la fase sperimentale. Il settore sta evolvendo da singoli progetti dimostrativi verso configurazioni tecniche standardizzabili, inserite in un quadro regolatorio più chiaro e supportate da modelli economici bancabili. I principali segnali di questo passaggio sono l’evoluzione delle linee guida nazionali e dei meccanismi di incentivazione, che hanno definito requisiti precisi su continuità agricola, monitoraggio e compatibilità paesaggistica, e la crescente capacità degli operatori di costruire partnership strutturate con il mondo agricolo. È significativo che, oltre ai bandi Pnrr, numerosi progetti agrivoltaici siano risultati competitivi anche nelle Aste Fer-X, dimostrando la loro validità in contesti di mercato”.

Dove si concentra l’innovazione

Più che a singoli impianti, l’innovazione viene ricondotta a famiglie di progetti e a un cambio di approccio progettuale. Per CCE Italia, i riflettori vanno puntati sui progetti finanziati dal Pnrr per l’agrivoltaico avanzato. Si tratta di soluzioni che abbinano alla produzione di energia verde un’agricoltura 2.0 con sistemi meteo-predittivi e di monitoraggio, controllo delle risorse idriche del territorio e raccolta delle acque piovane per l’irrigazione di sostegno. “Questi progetti si distinguono per un approccio estremamente conservativo verso le risorse: minimizzano il loro consumo e arricchiscono il suolo grazie alla rotazione delle colture, generando e impiegando energia verde prodotta in loco”. Oltre alla componente agricola, l’energia è quindi un’altra voce di ricavo dell’azienda, permettendo al sistema di orientarsi verso una sostenibilità su tutti i fronti.

“L’uso di IA, sensoristica avanzata e Bess ha tre principali effetti positivi su un sistema agrivoltaico: lo rende dinamico, più efficiente e più stabile”.

Espe pone invece l’accento sulla componente tecnologica delle strutture, indicando quello che considera l’attuale vertice dell’innovazione tecnologica nel settore. “Oggi i progetti più innovativi impiegano strutture rialzate con moduli ad inseguimento solare a rotazione intelligente. Questi sistemi regolano l’inclinazione dei pannelli modulando l’ombreggiamento in funzione delle esigenze delle colture sottostanti, ad esempio fornendo maggiore ombra nelle ore di massimo irraggiamento e lasciando filtrare più luce nei periodi caratterizzati da minore intensità solare”. Si tratta di un approccio che consente di ottimizzare simultaneamente la produzione elettrica e le prestazioni agricole, superando i limiti dei sistemi fissi tradizionali.

Sunprime interviene sul tema sottolineando che l’innovazione non è solo tecnologica, ma anche di processo e di modello industriale. “Più che un singolo progetto, l’innovazione oggi risiede in una nuova generazione di impianti agrivoltaici integrati, in cui progettazione energetica e agricola vengono sviluppate insieme fin dall’inizio. I casi più avanzati sono quelli in cui strutture, layout e sistemi di monitoraggio sono pensati in funzione delle specifiche colture e dei cicli agronomici”.

IA, sensoristica e accumulo

Sul fronte digitale, le tre voci mostrano una convergenza più netta. “L’uso, soprattutto se integrato, di AI, sensoristica avanzata e Bess ha tre principali effetti positivi su un sistema agrivoltaico: lo rende dinamico, più efficiente e più stabile”, racconta Esposito di CCE Italia, spiegando che sotto il profilo agronomico tutto questo va nella direzione di un’agricoltura monitorabile e guidata dai dati. A trarre beneficio da questo sviluppo è, prima di tutto, la qualità: una leva strategica per la valorizzazione del Made in Italy, che registra un miglioramento concreto e misurabile, ad esempio attraverso l’incremento della redditività per ettaro.

Sotto il profilo strettamente energetico, l’integrazione di IA, sensoristica e Bess favorisce la diffusione, nelle aree rurali, di nodi energetici flessibili in grado di incrementare la stabilità della rete locale. Si tratta di un’evoluzione significativa, soprattutto alla luce di un mercato della meccanizzazione agricola che riconosce sempre più nell’elettrificazione una direttrice di sviluppo fondamentale. La tendenza è infatti quella di superare progressivamente la tradizionale concezione del trattore con motore endotermico, per orientarsi verso mezzi a trazione elettrica. In questo scenario, un’azienda agricola dotata di un sistema agrivoltaico completo di accumulo può non solo alimentare i propri mezzi, ma anche fornire energia alle aziende limitrofe, assumendo di fatto il ruolo di fornitore energetico sul territorio.

Espe punta lo zoom sulla sensoristica, condicio sine qua non di un agrivoltaico avanzato. “I sensori in campo consentono il monitoraggio in tempo reale del microclima sottostante i moduli, dello stato idrico del suolo e dello sviluppo delle colture. I dati raccolti vengono elaborati da algoritmi di intelligenza artificiale che ottimizzano automaticamente parametri chiave come l’inclinazione dei pannelli, i livelli di ombreggiamento e i cicli di irrigazione, mantenendo condizioni ambientali ottimali per le piante”.

È d’accordo anche Sunprime, che evidenzia l’impatto sulla flessibilità energetica e sulla prevedibilità delle performance. Il pensiero va a come l’integrazione di queste tecnologie stia trasformando l’agrivoltaico in un sistema in grado di misurare in modo puntuale tutti i benefici in campo.

Facendo un’estrema sintesi di quanto emerso dagli operatori, la sfida non è più dimostrare che l’agrivoltaico funziona, ma creare le condizioni perché possa scalare, integrarsi e diventare una leva strutturale della transizione energetica e agricola del nostro Paese.

 

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