Sono molti, se non la gran maggioranza, gli agricoltori e pastori in Sardegna che vogliono l’agrivoltaico nelle loro terre. Lo dice a pv magazine Italia Maurizio Pitzolu, fondatore dell’associazione Saper (Sardi per le rinnovabili).
“Non abbiamo numeri precisi perché ad oggi non è stata fatta un’indagine puntuale su quanti proprietari terrieri abbiano deciso di sottoscrivere dei contratti di diritto di superficie per realizzare impianti agrivoltaici assieme a società di sviluppo di energie rinnovabili, ma quello che possiamo dire è che solo con il passaparola in tre giorni abbiamo raccolto circa 70 tra agricoltori e pastori della Nurra che hanno risposto all’appello dell’evento per dire Sì all’Agrivoltaico e no ai blocchi incondizionati”, ha detto Pitzolu.
Il delegato regionale di Italia Solare spiega che la sensazione è che “quasi tutti i pastori e gli agricoltori che lavorano oggi la terra”, e quindi conoscono le difficoltà del settore, siano interessati all’agrivoltaico: chi come integrazione al reddito grazie ai diritti di superficie che le aziende energetiche pagherebbero per poter installare gli impianti e chi come investitore diretto per impianti di piccola o media taglia.
Pastori, allevatori e agricoltori hanno di recente scritto alla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, per chiedere “un agrivoltaico di qualità”.
“Vediamo che si sta creando però una divisione tra chi ha terreni adatti all’installazione di impianti agrivoltaici di media e grande taglia e chi, per ragioni vincolistiche non può: i primi sono chiaramente favorevoli mentre i secondi spesso manifestamente contro”, ha detto Pitzolu.
Secondo l’ingegnere civile con oltre diciotto anni di esperienza, per lo più nel settore petrolifero e del gas, la prima motivazione per l’interesse degli imprenditori agricoli, soprattutto sardi, è la sopravvivenza.
“Si tratta spesso di piccole aziende con una o due persone al massimo che fanno fatica ad arrivare a fine mese sia a causa della competizione del mercato sia a causa delle imprevedibilità del clima. Sono molti quelli che ci hanno raccontato di non avere più idea di cosa seminare perché le variabili sono talmente tante che la pianificazione sta diventando un terno al lotto. Alcuni degli agricoltori presenti all’evento hanno raccontato di aver comprato il seme per il grano, ma di non aver potuto seminare a causa delle tante piogge di quest’anno e si trovano quindi con il seme in magazzino e un campo vuoto”, ha detto Pitzolu, regional manager per la seconda isola del Mediterraneo di RP Global.
Secondo quanto riportato, agricoltori e pastori “hanno terrore” del mercato perché non hanno dei contratti definiti a monte con un prezzo prefissato.
“Quando devono vendere il raccolto i grossisti spuntano sempre un prezzo irrisorio con il quale riescono a mala pena a ripagarsi i costi. In Sardegna poi si paga lo scotto di essere in una regione con un mercato locale limitato sul quale i costi di trasporto per l’export incidono fortemente sul prezzo”.
Pitzolu spiega poi che l’altro fattore negativo è la mancanza di aggregazione tra agricoltori e pastori che hanno difficoltà a cooperare per fare leva di prezzo sui grossisti.
“Tutto questo porta a vedere l’agrivoltaico come un’opportunità imperdibile per poter resistere e magari vedere oltre, con i capitali derivanti da questi impianti infatti molti già prevedono di fare investimenti per far crescere l’azienda o diversificare il business”.
Secondo Pitzolu, la resistenza delle persone è legata alla “mala informazione degli ultimi quattro anni fatta da media locali per spaventare i cittadini per meri interessi” spinti da altre forze economiche.
“Qui in Sardegna abbiamo vissuto un clima di terrore pari quasi al periodo Covid con notiziari regionali che descrivevano, e continuano a farlo quotidianamente, le rinnovabili come un invasore straniero che avrebbe devastato la nostra isola e giustamente le persone si sono spaventate. Oggi il vento sta un po’ cambiando ma i pozzi sono stati avvelenati e far cambiare idea alle persone è davvero una missione complicata”.
La Nurra, secondo Pitzolu, ricopre un ruolo fondamentale nella transizione energetica della Sardegna: un’area in difficoltà, con un grande potenziale, dovuto all’l’irraggiamento solare, alle infrastrutture elettriche già esistenti e alla domanda industriale.
“Un tempo granaio d’Italia oggi è una zona in estrema difficoltà per via della natura povera dei terreni e di tutte le cose già dette sulla competizione del mercato estero e dei cambiamenti climatici. Questi svantaggi però potrebbero rappresentare il volano per l’attivazione di un processo di cambiamento verso la transizione energetica potendo fornire l’occasione per diventare un hub modello di produzione da agrivoltaico. Intanto perché i terreni sono molto assolati e per lo più pianeggianti e di grandi dimensioni, poi perché si trovano a breve distanza da infrastrutture di E-distribuzione e Terna già sviluppate o in via di sviluppo, anche di export verso il continente. Sono poi vicine a centri di consumo importanti, come i poli industriali di Porto Torres e Sassari e le città del nord ovest. Un altro fattore: lo scarso valore agricolo rende l’area decisamente attrattiva per investitori che vogliano produrre energia elettrica a costi competitivi andando però al contempo a migliorare le caratteristiche agronomiche dei terreni per poter trarre una fonte di reddito anche dalla componente agricola”.
Le associazioni di categoria quando non sono state silenti sono state contrarie all’agrivoltaico, conclude Pitzolu. Molte continuano ad esserlo per varie ragioni.
“Credo in realtà che il motivo fondamentale di tale opposizione o disinteresse sia legato al fatto che non ci sia stato un dialogo con i decisori politici che avrebbero dovuto avere il compito di spiegare la transizione energetica in primis e l’agrivoltaico poi come possibilità di rilancio del territorio. Ma crediamo che nemmeno tra le associazioni di categoria ci sia stato un interesse vero volto a capire le opportunità dell’agrivoltaico e pertanto oggi ci troviamo in una situazione in cui sia dalla parte politica che da quella delle associazioni di categoria o troviamo muri o troviamo disinteresse. Una sola associazione si è apertamente schierata a favore dell’agrivoltaico e si tratta del Centro Studi Agricoli assieme alla quale abbiamo organizzato l’evento della Nurra”.
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